Il settore arredo si confronta sul futuro dell’EPR: il convegno a Ecomondo
Durante il convegno “Arredi e prodotti d’arredo nella prospettiva EPR”, organizzato a Rimini, istituzioni e imprese hanno discusso il modello italiano per la responsabilità estesa del produttore e le nuove sfide della circolarità.
Il 6 novembre si è tenuto il convegno Arredi e prodotti d’arredo nella prospettiva EPR. I nuovi scenari e il progetto italiano, all’interno del denso palinsesto di eventi della fiera Ecomondo, a Rimini, dedicata interamente ai temi dell’economia circolare e delle tecnologie green.
Per Riqualta, il Consorzio Nazionale Sistema Arredo, questa è stata una tappa fondamentale di un percorso che prende una forma sempre più definita. Anche la missione e l’identità del Consorzio, infatti, anch’esse sempre più tangibili, si posizionano per la loro natura al centro di un dibattito decisamente attuale, che riguarda l’impatto concreto della produzione materiale del settore su territori ed enti locali, nonché in maniera più ampia il ruolo delle risorse provenienti da beni post-consumo.
Durante il convegno – a cura di Comitato Tecnico Scientifico Ecomondo & Reteambiente, CNSA e FederlegnoArredo – il confronto è stato condotto da Roberto Coizet, Amministratore unico Reteambiente, e ha visto intervenire Claudio Feltrin, Presidente FederlegnoArredo e Consorzio Nazionale Sistema Arredo, Maria Porro, Presidente Assarredo e Vicepresidente Consorzio Nazionale Sistema Arredo, Francesco Beneventi, Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche (ECB) – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Francesco Iacotucci, Consulente esperto ANCI, Alessandra Stefani, Presidente Cluster Nazionale Italia Foresta Legno e Fabien Cambon, Direttore Tecnico e Innovazione di Ecomaison.
Il regime EPR (Extended Producer Responsibility) per il settore dell’arredo è un tema di interesse all’interno delle strategie europee di sviluppo nelle direzioni dell’economia circolare, della riduzione degli impatti e dell’approvvigionamento da filiere di estrazione alternative – oltre all’opportunità economica offerta dalla produzione di materie seconde. In questo contesto, le occasioni operative che offre l’entrata in vigore dell’EPR possono dar vita a un sistema virtuoso capace di diventare un’importante leva competitiva per le aziende italiane e per l’Unione Europea. L’obiettivo non era una analisi tecnica di come funziona il regime EPR, ma piuttosto una riflessione su come questa formula possa essere reinterpretata e rinnovata oggi per diventare non solo una soluzione efficiente per gestire i rifiuti ma anche uno strumento fondamentale per supportare le imprese nelle nuove strategie di sostenibilità che impegnano il nostro settore.
Il cuore del lavoro del Consorzio Nazionale Sistema Arredo – che anticipa la normativa e promuove un impegno concreto delle imprese – è la costruzione di un modello aperto, discusso e immaginato con i protagonisti della filiera: i produttori, i distributori, ma anche gli enti locali, i raccoglitori, i trasportatori, gli impianti di recupero e i gestori in generale. In questo progetto, infatti, interesse pubblico e interesse privato convergono verso un obiettivo comune, e nel frattempo il disegno vero e proprio del modello viene affidato ai sopracitati attori. È quindi vero che il regime EPR è un sistema efficace che sta prendendo la forma più adatta per ottenere dei risultati a volte anche diversi da quelli che aziende e Unione Europea si erano prefissati all’inizio.
Claudio Feltrin ha spiegato infatti che il percorso intrapreso dalle aziende del settore dell’arredo verso la sostenibilità – ambientale, energetica, economica, sociale – è partito da molto lontano, con le iniziative di Assarredo dal 2018, per approdare a questo momento fondamentale dell’istituzione del regime EPR, grazie anche alle tematiche sollevate intorno agli stessi anni dai movimenti giovanili per un futuro più green. “Questa sfida è completamente nuova e tutte le regole sono ancora da scrivere” – ecco perché secondo Feltrin quella della circolarità e della sostenibilità at large è una grande occasione per le imprese per progettarsi il proprio futuro e attraversare un cambiamento culturale: “non sono solo i prodotti a dover diventare sostenibili grazie a materiali e tecnologie, ma sta alle aziende stesse essere sostenibili in ogni aspetto delle proprie attività. A volte c’è la paura che i cambiamenti possano inficiare gli investimenti fatti precedentemente, perché non dobbiamo dimenticare che le singole aziende investono già continuamente in innovazione” e proprio qui entra in gioco il valore aggiunto del consorzio Riqualta: un progetto immaginato insieme già con un intento operativo, coinvolgendo gli attori principali in ogni fase. Aziende, enti e gestori si sentono così molto uniti, tanto da mettere in condivisione le proprie esperienze e conoscenze, in un sistema di cooperazione verso un obiettivo ambizioso, raggiungibile grazie al lavoro di squadra.
“Il Consorzio, infatti, aspira a ritardare più possibile il momento in cui un prodotto diventa rifiuto, da smaltire o smembrare, allungandone il ciclo di vita e immettendolo sul mercato della seconda mano. Questo creerà anche maggiori opportunità di acquisto di prodotti italiani di prima qualità a fasce di consumatori con diverse capacità economiche, rafforzando la cultura manifatturiera italiana e promuovendo, attraverso i nostri arredi, processi come riparazioni e sostituzioni, e rafforzando in ultimo il rapporto tra azienda e utente, il quale sarà così sempre più orientato a comportamenti virtuosi in questo senso” ha poi concluso Feltrin. Così, mentre nella tradizione dei consorzi non viene solitamente praticato il riuso, Riqualta avrà l’obiettivo di intercettare i momenti in cui i prodotti d’arredo si muoveranno da un utente a un altro, per poterli ricondizionare, imprimendo loro nuovamente le caratteristiche di qualità originariamente impostate dal produttore. Questo sarà in grado di trasformare il Consorzio da una macchina tecnica a una macchina viva.
“Riqualta, sotto questo aspetto, non solo è una incredibile opportunità commerciale, ma ha anche un portato valoriale significativo per via del fatto che sia stata proprio un’intera filiera produttiva a costituirla, tramite un’iniziativa corale e condivisa” – spiega Maria Porro. “Il nome scelto, un neologismo declinato al femminile, parla di riusare, riciclare e ricondizionare in nome della qualità” e il suo operato confluirà in un progetto in grado di generare economie di scala e di parlare al consumatore finale.
“Costituire un consorzio significa innanzitutto prendersi la responsabilità del fine vita, ma anche avere la possibilità di controllare e gestire il ricondizionamento e il riutilizzo del bene garantendo, come brand e come aziende, che anche i prodotti immessi sul mercato decine di anni fa possano mantenere il loro valore. Riqualta ci permetterà anche, facendo sistema, di provare a trovare delle soluzioni per i problemi che sono ancora non risolti, come per esempio quello del riciclo dei poliuretani. È solo mettendo in gioco la capacità progettuale delle aziende e coinvolgendo anche i settori industriali che si occupano del riciclo, che davvero saremo stimolati a disegnare il tavolo del futuro. È una sfida molto impegnativa, che sicuramente richiede tempo, energia e investimenti, ma che siamo sicuri avrà ricadute positive su tutta la filiera.”
A portare un caso studio di successo del meccanismo consortile nel mondo dell’arredo è Fabien Cambon, direttore tecnico e responsabile innovazione di Ecomaison, il consorzio di riuso e riciclo operativo in Francia dal 2011. “Il regime EPR in Francia si applica a tutte le categorie merceologiche e ad oggi il nostro consorzio conta 14.000 adesioni” – racconta. “Ecomaison raccoglie la totalità dei rifiuti del sistema arredo e attualmente ne ricicla o recupera il 97%.” Per rinforzare il sistema, Ecomaison, ha richiesto di poter estendere le aree di competenza merceologica anche ad altri prodotti: il tessile per la casa , i giocattoli, gli attrezzi da giardino – solo per citarne alcuni – e ha potuto farlo grazie a un profondo cambiamento culturale avvenuto nel contesto sociale: “i francesi adorano i sistemi EPR ed IKEA, per esempio, è il principale protagonista del regime di responsabilità estesa del produttore perché produce mobili, materiali da costruzione, giocattoli, elementi per la cucina e molto altro. Grandi aziende come IKEA hanno bisogno di un solo interlocutore, nonostante la grande varietà delle loro produzioni, e proprio grazie a questa esigenza abbiamo trovato spazio per ampliare le nostre attività.”
Tornando all’Italia, la ricerca condotta nell’ambito dell’accordo di programma tra Consorzio Nazionale Sistema Arredo, FederlegnoArredo e MASE ha evidenziato che, all’interno dei rifiuti di arredo, la componente legnosa rappresenta mediamente il 60-65%. Per questo motivo è stato fondamentale coinvolgere nel processo di valutazione anche voci autorevoli della filiera italiana del legno. Alessandra Stefani ha ricordato che il Paese dispone oggi di 12 milioni di ettari di bosco, un dato significativamente aumentato rispetto ai 5 milioni del 1930 grazie al lavoro svolto nelle foreste e ai cambiamenti socio-demografici dell’ultimo secolo. Ha inoltre sottolineato che è stata approvata una strategia forestale ventennale – considerata il periodo minimo per pianificare la salute dei boschi – che pone due obiettivi principali: incrementare l’impiego di legno italiano in tutti gli ambiti produttivi, compreso l’arredo, e superare l’idea che un bene contenente legno possa essere considerato un rifiuto. L’ambizione è immaginare una filiera in cui ogni elemento sia valorizzato e tutto ciò che la attraversa venga riciclato, riutilizzato e rigenerato. Questo implica progettare i prodotti pensando da subito al loro ciclo di vita futuro, affrontando una sfida che è prima di tutto culturale oltre che tecnica. Secondo Stefani, occorre inoltre approvvigionarsi quanto più possibile di legno italiano, a partire dal pioppo di alta qualità ma includendo tutte le specie dei territori, favorendo la creazione di associazioni tra proprietari boschivi, affrontando la carenza di segherie e riavvicinando le nuove generazioni alla manifattura.
Oggi i rifiuti dell’arredo non hanno un loro codice EER e vengono raccolti in altri flussi di rifiuti, come gli ingombranti, una delle categorie più problematiche. L’obiettivo dell’istituzione del regime EPR sarà quindi trovare un sistema declinato con delicatezza, a partire dalle questioni legate all’Ecodesign (ESPR) che non solo coinvolgono i produttori di mobili, ma anche i fabbricanti di componenti che lavorano per gli stessi produttori.
Francesco Beneventi ha sottolineato come il progetto di introdurre un regime EPR sia particolarmente ambizioso, elemento che sottolinea la sensibilità dei produttori italiani verso l’ambiente. Ha evidenziato come questo sia un percorso che parte dai soggetti privati per coinvolgere i soggetti pubblici, e nella fattispecie gli enti locali che hanno quotidianamente a che fare con la gestione dei rifiuti. Per questo è stato necessario procedere con un accordo in due fasi che tenesse insieme l’analisi tecnica dei quantitativi, la gestione dei volumi, la gestione dei costi e i margini di miglioramento. Ha inoltre osservato che il modello sviluppato potrebbe non solo portare all’istituzione del regime EPR nel settore dell’arredo, ma essere applicabile anche ad altri comparti, se si fa riferimento alla metodologia adottata; la particolarità di Riqualta è infatti quella di modellarsi su esigenze specifiche e peculiari espresse dai produttori del settore.
Il mondo del riuso, invece, rispetto a quello del riciclo, incrocia con tutt’altra logica quello dei consumatori. Francesco Iacotucci, per esempio, spiega che il ritardo rispetto al modello francese sta innanzitutto nel lessico: “Prima di arrivare al fine vita del prodotto ci sono i principi dell’Ecodesign seguito dalle pratiche di riparare, rivendere e ricondizionare, facendo sì che, soprattutto con il riuso, si passi da singole esperienze a nuove abitudini. Per quanto concerne il fine vita, ruolo centrale hanno la raccolta differenziata ed il riciclo che andranno delineate sia come modalità attuative sia come costi per la relativa copertura da parte dei produttori.”
Il convegno tenutosi a Ecomondo ha confermato che il settore è pronto a un cambio di passo: non solo verso un sistema di gestione del fine vita più efficiente, ma verso una nuova cultura della progettazione, capace di tenere insieme economia, ambiente e società. L’EPR, in questa prospettiva, non è semplicemente un dispositivo normativo, ma un’occasione per ripensare il valore stesso del prodotto e del lavoro manifatturiero. Con Riqualta, l’arredo italiano si dota di uno strumento concreto per estendere la vita dei propri beni, trasformando il rifiuto in risorsa e il riciclo in un motore di innovazione condivisa.
È un percorso che richiede visione e responsabilità collettiva, ma che promette di rafforzare l’identità di una filiera già riconosciuta per la qualità dei materiali, del progetto e delle relazioni industriali. Il futuro dell’arredo circolare, insomma, non è più un’ipotesi: è un processo già in corso, costruito dal dialogo tra imprese, istituzioni e territorio.



